Intervista di Gioia Lomasti a Gaetano Cuffari

Gaetano Cuffari autore Un sentito ringraziamento da parte di Gioia Lomasti, in collaborazione con Vetrina delle Emozioni, va all’autore Gaetano Cuffari per il valore della sua produzione letteraria e per il contributo autentico e appassionato che offre al panorama narrativo contemporaneo. La sua voce, intensa e riconoscibile, continua a donare ai lettori nuove prospettive e profonde suggestioni.

Gaetano Cuffari – Catania, maggio 1976 – esordisce in narrativa nel luglio del 2019 con una raccolta di racconti, intitolata Tempo immaginario, che trova spazio su blog e riviste letterarie cartacee e online dedicate alla narrativa. Nel giugno del 2022 pubblica con Porto Seguro Editore Troppi segreti per cui morire, primo romanzo nella storia del genere Noir ad essere ambientato a Catania, vincitore della quinta edizione del Festival Internazionale del Libro Etnabook come miglior opera prima. Nel 2025 pubblica con Provaci Ancora Bill Editore il suo secondo romanzo Noir, intitolato I colori della notte.

http://gaetanocuffari.blogspot.com/

Il tuo percorso autoriale è iniziato con la poesia nei primi anni del duemila. Cosa ti ha spinto successivamente ad avvicinarti alla narrativa?

Fin da bambino ho sempre avvertito il richiamo irresistibile per la scrittura che si è concretizzato con la poesia all’inizio del nuovo millennio. Poi, intorno al 2015, ho sentito il bisogno di espandere gli orizzonti e abbracciare anche la narrativa per il gusto di mettere alla prova la mia vena creativa.

A cosa è dovuta la scelta del genere Noir?

Sono un vorace lettore di romanzi, specie di quelli investigativi. Nel 2019, dopo essermi divertito per anni a scrivere racconti brevi perlopiù dal taglio surreale, sono passato al livello successivo e ho pensato di scrivere un romanzo su un’indagine condotta per venire a capo di una faccenda oscura. Ma non avevo nessuna voglia di lavorare ad un giallo con protagonista l’ennesimo Commissario o Ispettore o Brigadiere o questurino. Nemmeno un cronista di nera. Il panorama editoriale italiano, già ai tempi, era pesantemente inflazionato in tal senso. Personaggi e romanzi ripetitivi fino alla nausea, così inevitabilmente infarciti dei soliti cliché di genere da risultare illeggibili. Puntavo più a una storia ruvida dai toni crudi, seppure ironici. Un’indagine underground, condotta in notturna tra i vicoli e le strade della mia Catania. E volevo che a condurla fosse un personaggio problematico, picaresco e straviziato. Un protagonista alla deriva, intollerante verso le forze dell’ordine, con un’esistenza volutamente caotica. Un assoluto borderline pieno di difetti, più simile al lupo di Cappuccetto rosso che a un dritto, insomma. Tutte le strade portavano al Noir, un genere letterario più intrigante, con maggiori margini creativi del Giallo e che, nonostante la sua diffusione, sorprendentemente, non aveva ancora alcun romanzo ambientato a Catania.

Qual è l’idea che sta alla base dei tuoi romanzi?

Quella di unire il fascino intrigante del Noir a ritmo della musica. Dopo aver tratteggiato l’identikit del protagonista, sono passato all’ambientazione della storia, cioè Catania. Non doveva essere solo il teatro in cui si svolge una storia, ma essa stessa una co-protagonista. Perciò, ho scelto la Catania della mia adolescenza, cioè quella dei primi anni ’90. Una città dai fortissimi connotati musicali che aveva appena scoperto la movida e che ospitava nelle sue piazze o dentro i neonati Pub del centro storico giovani band che suonavano di tutto. Tra le righe, i miei romanzi dovevano parlare della musica di quegli anni attraverso Deejay Rogo accogliendo, oltre ai tipici generi musicali del Noir come il Jazz o il Blues, altri generi come il Punk, il Noise, lo Ska, il Rock ‘n Roll, Metal, etc.

Quanto Gaetano c’è in Rogo Gardini?

Poco, direi. Principalmente i gusti musicali e di band come gli Smiths, I Clash, I Pixies, i Violent Femmes o gli Housemartins, giusto per citarne alcuni. Rogo è un trentacinquenne casinista che dà l’idea del superficialone disilluso che vive alla giornata. Trasmette musica in Radio, fuma, beve e si consuma in avventure con ragazze disinibite più giovani di lui. Diciamo che è un uomo con uno stile di vita possibile solo per chi ha un’incoscienza pronunciata o, in alternativa, le spalle coperte. A me, sfortunatamente, sono sempre mancate entrambe queste virtù.

I romanzi sono legati da un nucleo di personaggi ricorrenti che accompagnano Rogo nelle sue avventure. Vuoi presentarcene qualcuno?

Sono un folto gruppo di protagonisti ricorrenti in entrambi i romanzi e in eventuali altri di Rogo che ho soprannominato il Team Gardini. Tra questi c’è Zanna, il miglior amico di Rogo. Un tipo dal carattere spigoloso dai toni apparentemente scontrosi ma che in realtà è un vero spasso. C’è Billi, il Direttore dell’emittente radiofonica per cui lavora. Un tipo eccentrico col feticcio di John Lennon che si esprime per riferimenti musicali. C’è Bowie, il suo Maine coon a pelo bianco che ha chiamato così per via dell’eterocromia. All’apparenza un personaggio marginale, ma si sa che le apparenze ingannano.

Quali progetti futuri bollono in pentola?

Boh, che ne so. Fare un giro nel brucomela. O, magari, attraversare la Porta di Serse a Persepoli. No, dai. Scherzo (forse). In realtà non ho nulla di definito. Immagino che promuoverò i miei lavori in giro e, nel mentre, continuerò a leggere, a studiare e andare a letto presto. Lo so, sembra una trama piuttosto noiosa. Perciò scrivo romanzi.

A cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle Emozioni

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